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Copyright: come rimuovere dal web i contenuti che lo violano

Diritto Digitale

Le violazioni di copyright sono oramai all’ordine del giorno. Il ruolo di AGOM nella rimozione dei contenuti è fondamentale

copyright

Se vengo a conoscenza di una violazione di copyright a mio danno, come faccio a richiedere la rimozione del contenuto?

L’AGCOM e il Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore

Il primo passo per attivare una procedura di rimozione di contenuti pubblicati nel web è individuare l’autorità competente in materia. Questo ruolo, nel nostro Paese, è assunto dall’autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) che nel 2013 ha emanato il “Regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica e procedure attuative ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70“, per vigilare sul rispetto del copyright in rete mediante l’accertamento e la cessazione delle eventuali violazioni. 

All’interno del Regolamento, emanato con delibera n. 680/13/CONS, è descritto il procedimento amministrativo con cui i titolari di un diritto d’autore possono richiedere la rimozioni di contenuti pubblicati senza le necessarie autorizzazioni in materia di copyright.

Regolamento e profilo soggettivo

Il Regolamento, sotto il profilo soggettivo, si rivolge ai cc.dd. Internet provider che forniscono servizi di hosting o di trasmissioni di dati, ospitando materialmente contenuti o indirizzando gli utenti verso gli stessi. Sono esclusi dall’ambito di applicazione gli utenti finali in quanto considerati semplici “spettatori” che fruiscono dii contenuti, pubblicati da terzi, in modalità streaming o downloading. Stessa sorte anche per gli ecosistemi “peer-to-peer”, perché con essi si realizza, tra utenti, una condivisione diretta di contenuti digitali senza alcuna pubblicazione delle opere online. 

Regolamento e profilo oggettivo

Per quanto concerne l’ambito di applicazione oggettivo, inteso come il novero delle opere tutelate dal Regolamento AGCOM in materia di copyright, la definizione è molto ampia. L’art 1, infatti, definisce come opera digitale “un’opera, o parti di essa, di carattere sonoro, audiovisivo, fotografico, videoludico, editoriale e letterario, inclusi i programmi applicativi e i sistemi operativi per elaboratore, tutelata dalla Legge sul diritto d’autore e diffusa su reti di comunicazione elettronica.

Copyright 2

Il procedimento in seno ad AGICOM

Fatte queste premesse, è importante specificare il rimedio che possiamo ottenere se decidiamo di tutelarci davanti all’AGCOM. Come detto, si tratta di un procedimento amministrativo quindi l’unico fine è quello ripristinatorio, rappresentato dalla rimozione dei contenuti pubblicati in violazione di copyright (la c.d. rimozione selettiva). Se volessimo invece ottenere un qualche tipo di risarcimento, dovremo rivolgerci all’autorità giudiziaria. 

Il procedimento, in seno al garante, avviene in forma esclusivamente telematica ed è presente una pagina web dedicata in cui è possibile accedere al modulo online per l’invio della propria istanza di rimozione dei contenuti pubblicati in violazione di copyright . E’ importante specificare come questa modulistica è l’unica utilizzabile a pena di irricevibilità. Una volta compilato il modulo, verrà creato un PDF che dovrà poi essere inviato tramite PEC seguendo le istruzioni fornite all’esito della procedura. 

Tra le condizioni per presentare l’istanza c’è quella che non sia già pendente, in relazione all’opera che si vuole tutelare, un procedimento di tipo giudiziario, proprio per sottolineare la natura pre-giudiziale del ricorso all’AGCOM. Al ricorrente, invece, non è preclusa la possibilità di agire successivamente davanti all’autorità giudiziaria ma, in quel caso, il procedimento presso l’AGCOM verrebbe archiviato. 

Se non sussistono cause di inammissibilità o irricevibilità del ricorso come quella prima citata, il procedimento si attiva entro 7 giorni con un’apposita comunicazione di avvio (art. 7 del Regolamento). La comunicazione viene inviata contestualmente ai servizi di hosting che ospitano i contenuti in questione o alle piattaforme online in cui risiedono gli stessi contenuti, nonché all’utente o agli utenti che hanno pubblicato l’opera, oggetto di copyright, in rete. Quest’ultimi, tuttavia, non sono destinatari necessari come i primi, infatti verrà inviata loro la comunicazione solo “ove rintracciati”. 

Tre possibili scenari

A questo punto si possono delineare una serie di scenari

Adeguamento spontaneo

L’esempio è quello dell’utente che, raggiunto dalla comunicazione, decide di rimuovere l’opera digitale di sua iniziativa. In questo caso il procedimento verrà immediatamente archiviato. 

Fase di contraddittorio

Questa fase si apre se, ovviamente, non si verifica un adeguamento spontaneo. Le parti coinvolte possono depositare presso l’Autorità le rispettive controdeduzioni riguardanti la violazione contestata entro un termine molto ristretto (5 giorni). Questa fase può concludersi però con un’archiviazione a seguito di istruttoria che accerti la mancata violazione del copyright invocato. 

Fase decisoria

Nel caso in cui, invece, l’Autorità riscontri una violazione, il procedimento giunge in questa fase decisoria di cui resta destinatario solo il prestatore di servizi. Questo significa che il provvedimento di rimozione verrà rivolto solo a tale soggetto e non all’eventuale utente coinvolto nelle prime fasi del procedimento. L’ordine di rimozione dell’opera oggetto di copyright che, stando alle parole del Regolamento, deve rispettare criteri di gradualità, proporzionalità e adeguatezza, deve essere eseguito entro 3 giorni.

Il provvedimento finale

Il Provvedimento finale può variare a seconda della collocazione geografica dei server in cui risiedono i contenuti in violazione. 

Se risiedono in server presenti sul territorio italiano, l’AGCOM procede con l’ordine di rimozione selettiva. Diversamente, l’Autorità, per ovvi motivi di incompetenza territoriale, può solo disporre l’inibizione dell’accesso al sito per mezzo dei gestori “mere conduit”, vale a dire quei provider che, in Italia, veicolano gli utenti verso il sito attraverso il sistema DNS. Nello specifico, gli utenti dovranno essere reindirizzati verso una specifica pagina web predisposta dall’AGCOM in cui sono esplicate le ragioni alla base di quella inibizione.

Contro tale provvedimento è possibile presentare ricorso, questa volta giurisdizionale, dinanzi al giudice amministrativo. 

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